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Il nuovo evento letterario e musicale


Tomaso Kemeni


Exur 17!

Si spalancano le porte della carrozza sotto le ali liquide dell'angelo caduto che risponde al nome di Exur e mi pare di ridestarmi nella solitudine di un altro mondo. Con l'aiuto dei giganti Oto e Elfialte, disserra gli stretti corridoi intricati del Palazzo, a 27.000 mila anni luce dal centro della nostra Galassia.
Una sensazione più dolce dell'amare e dell'essere amato ("plus douce que le douleur d'aimer...") e il Sole pare bloccarsi sull'equatore celeste per circondare le mie tempie con i suoi ramoscelli d'oro. Sprofondo in un turbine immenso, prendendo le impronte della Morte ("je prends l'empreinte de la mort...") e della Vita su queste pagine per ritrovarmi sul palco dove cerco, tre volte, di abbracciare il corpo di Leda, ma la sua immagine sfugge.
Lo strazio reale si confonde allo spazio visivo-sonoro. Dalla Foresta Pietrificata della cultura globalizzata trapela un fruscio, un sussurro, "Oh, John, John Bunyan" e l'incipit del vaticinio di John mette fuori moda la Vita "...L'Europa è prossima a volare in polvere...". Nel cuore dell'uragano sentinelle alate mi danno il benvenuto e si sale là dove si giunge al discredito totale del mondo della realtà. Qui si verifica il valore potenziale di ogni parola e, allora, finalmente spogliato delle inessenzialità quotidiane, prendo la misura dei miei desideri ed entro veramente
nel cerchio di luce del proscenio fiammeggiante di bellezza torrenziale.

Il flusso dei pensieri appare come Vittoria Alata e allo stesso tempo come fantasma avvolto nel sudario della più terrificante estasi. Ecco il "deinòn", oh Démètrios (rhéteur méconnu), l'atleta dello stile grande e potente, il cranio di retro rasato e la chioma corvina ricadente sulla fronte, un rasoio a lama semicircolare in pugno "Dove ha perso la bilancia?", gli chiedo. "Ti metto davanti agli occhi un pezzo di verità crudo e al sangue, ogni senso di giustizia, di ritegno,di misura è stato perduto per la nota esperienza irriverente dell'angelo, nel mondo indicato col nome di Arthur Rimbaud ed espressa come segue: "La bellezza si è seduta sulle mie ginocchia ed io me ne sono stancato." Grazie a queste parole chiave e schiette, e forse, anche ingenue, critici e giornalisti culturali, negativisti a oltranza, si orientano verso le eccitazioni biologiche della bruttezza e le sue inconfessabili attrattive e pisciano sulla bellezza come ogni topo di fogna che si si rispetti.

Démétrios s'innalza verso il cielo, come vento mi solleva piuma dopo piuma, ora come codirosso, ora come corvo; viro e sorvolo un grande falò mentre la sua voce mi martella le meningi: "Se la bellezza autenticamente sublime è quella che sempre piace a tutti, oggi i mediocri arguti e brilanti, o scaltri e melensi, al meglio perspicaci a cogliere e stuzzicare la pigrizia mentale epocale, dominano i media et, quando possono, esiliano "the sublime beauty" per lasciare la scena a prodotti ben costruiti, artificiosi, a fatica scagazzati e legittimati tecnicamente, purché privi di energia cosmica. Così i semi ignei, di origine celeste, si spengono nel vasto gorgo e quei rari che avvertono il murmure oceanico dell'essere e lo trasformano in espressioni artistiche, vezzeggiati da pochi appassionati, vengono esclusi sistematicamente dal Gran Mercato della Vanità Globale."
Intanto si è fulminato il Sole,e in cielo appare Re Luna. Ho l'impressione di essere aspirato dentro un sogno nuovo intessuto di raggi lunari. The Moon King mi cinge la testa sudata e impolverata di urente polvere solare, la musica scorre nelle parole come un sogno perenne. E il silenzio protegge la bellezza con balzi nitidissimi di tigre invisibile. Sento la testa limpida come l'aria. Sento l'odore del trifoglio, la salvia calpestata, il fumo della legna e il fumo di mucchi di foglie autunnali che bruciano, ma allo steso tempo l'odore della terra a primavera, dopo la pioggia, l'odore di un frantoio quando si prepara il sidro.
Ma Exur riappare per dirmi, con voce imperiosa: "Non tracciare limiti troppo stretti alla tua personlità, perchè in ogni uomo sonnecchia tutto il mondo complesso e nell'anima tutti gli dei che siano esistiti, sia tra i greci che tra i cinesi, come tra gli zulù ecc., ecc., sono tutti dentro di noi come possibilità e nel corpo le tavole genealogiche risalgono fino all'ameba e più indietro ancora...senti l'Albero Vivente della conoscenza venire percorso dalla linfa dell'ingenium e l'eroica invenzione ti permetterà di mietere con gli anni, di raccogliere un numero ragionevole di "installazioni verbali". Ne ho abbastanza di video con montaggi arbitrari e dell'abuso dello spaesaemnto, di profanazioni narcisistiche dei corpi, di decostruzioni, dell'ironia vendicativa, di murales che bloccano la digestione e la voglia di godersela..., il vento viene e il vento va, e l'uomo è pioggia che cade nel fiume del tempo, che lo trascina irrimediabilmente nel mare della noia, della vanità e del nulla, detto altrimenti SVM (Solita Vecchia Merda).
Da nubi di vapori sbucano cavalcate di sogni irreparabilmente perduti, ma io grido al Moon King "Sì, mio Re, seminerò rose sulle spine della Vita, un'arte-poesia essenziale per una Vita degna di essere vissuta e dischiusa alla folgorazione..."

Il Serpente, principe dell'Oscurità, si materializza e mi comprime, m'infagotta in numerosi strati di vestimenti portentosi in grado di preservarmi dalla putrefazione delle passioni e delle idee guida (leitmotiv della mia esistenza stessa). Il mio cappello, temprato al fuoco dei supplizi, mi scivola sul naso. Non vedo più niente. Mi pare di dormire. Sognare. Sento l'odore secco e amarognolo della santoreggia.


Tomaso Kemeni nato a Budapest nel 1938, dal 1948 vive a Milano ed è professore ordinario di Letteratura inglese presso l'Università di Pavia. Ha scritto articoli, saggi, libri sull'opera di Marlowe, Coleridge, Blake, Shelley. Scott, Thomas, Pound e Joyce. Ha già pubblicato otto libri di poesia: Il guanto del sicario (Out of London Press, 1976), Qualità di tempo (Società di poesia ­Guanda, 1981), Recitativi in rosso porpora (Campanotto, 1989). Il libro dell'angelo (Guanda, 1991), Melody (Marcos y Marcos, 1997), La rima non scalda (Dialogo-libri, 2000), Desirée (Lietocollelibri, 2002) e Se il mondo non finisce (I quaderni del circolo degli artisti, 2004). Ha composto un testo drammatico. La conquista della scena e del mondo (rappresentato per la prima volta nel 1996). e ha pubblicato il romanzo Don Giovanni innamorato (ES, 2002). Ha tradotto e curato l'opera di lord Byron (Mondadori, 1993) e volto in italiano l'epillio Ero e Leandro (ES, 1994) di Marlowe. Con il filosofo Fulvio Papi ha scritto Dialogo sulla poesia (Ibis, 1997) e ha pubblicato un libro di poetica, L'arte di non mori­re (Campanotto, 2002). Nei primi anni Settanta, nella galleria d'arte "Il Mercato del sale", gestita dal poeta Ugo Carrega, ha attivato letture di testi poetici. con coinvolgimento del pubblico, insieme a Nanni Cagnone. Con Cesare Viviani ha organizzato i seminari sulla poesia degli anni Settanta presso il club Turati di Milano (1979 e 1980) e curato i relativi atti: Il movimento della poesia italiana negli anni settanta (Dedalo, 1979) e I percorsi della nuova poesia italiana (Guida, 1980). Tra i fondatori del Movimento Internazionale Mitomodernista. ha "performato" rituali poetici di "accoglienza della primavera" nel 1995 (sul Ticino, presso Pavia) e nel 2001 (nei Giardini Malaspina di Pavia) e realizzato una parata dionisiaca a Bergamo (2000).

 

 
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